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Autoritratto di lago. 
Gli ultimi pescatori professionisti del lago di Varese

Due fotografi, Roberto Caielli e Davide Niglia, hanno frequentato per un anno le rive del lago di Varese, hanno interagito con le comunità, e ne hanno tracciato un ritratto fotografico “dall’interno”, fatto di spontaneità e condivisione. Il mezzo fotografico utilizzato, la vecchia Polaroid e le nuove sperimentali pellicole istantanee Impossible Project ha rappresentato una doppia valenza: tecnico espressiva prima di tutto, psicologica e antropologica in secondo luogo.

Il mezzo fotografico ha privilegiato l’istantaneità, la spontaneità dell’incontro, reso possibile dalla Polaroid immediata e curiosa, alla precisione del digitale, e ha contribuito fortemente all’incontro con la gente. L’esito è una documentazione che avvicina il ritratto e il paesaggio del  lago a un oggetto d’arte moderna o al contrario una fotografia antica.

Il progetto valorizza il mestiere della pesca e la cultura specifica delle rive del lago in maniera sistematica ma assolutamente nuova e inedita. I fotografi non hanno testimoniato didascalicamente e in maniera esatta la tradizione della pesca o i volti degli ultimi pescatori, ma hanno vissuto le trasformazioni, le gioie e anche talora i drammi di un mondo al confine con un passato che cerca di guardare al futuro.

Era importante vivere dentro questi spazi e con queste persone, e cogliere i mutamenti, le trasformazioni, i drammi, attraverso la fotografia. La Polaroid e le pellicole sperimentali Impossible, imprecise, casuali, “sbagliate”, hanno rappresentato il mezzo ideale per fotografare una comunità dalle grandi contraddizioni, tra passato e futuro”.

Il lago rappresenta un macrocosmo d’umanità e natura di valore eccezionale. Vi si incontrano infatti vissuti e paesaggi di una profondità fuori dal comune, così come fuori dal comune sono il carattere e l’ecologia fragile e allo stesso tempo potente e primordiale del lago. Popolato fin da tempi remoti da civiltà palafitticole, il lago ha da sempre rappresentato una “culla” ecologica e sociale protettiva e produttiva. Ancora oggi, l’assenza di strade e costruzioni dalle rive, il suo fitto canneto, gli alti alberi che lo circondano, fanno del lago di Varese una sorta di miracolo ecologico e un luogo di meraviglia e paradossi, proprio nel mezzo della regione più industrializzata d’Europa.

Il materiale è confluito in una grande mostra di oltre 60 stampe fine art e nel volume Autoritratto di lago.