Foto: Diego Ronzio
Guglielmo Locatelli. Foto: Diego Ronzio
Foto: Diego Ronzio
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Foto: Diego Ronzio
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Foto: Michela Pandolfi
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Foto: Michela Pandolfi
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Foto: Diego Ronzio
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Foto: Diego Ronzio
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Foto: Diego Ronzio
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Foto: Diego Ronzio
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Foto: Diego Ronzio
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Foto: Diego Ronzio
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Foto: Diego Ronzio
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Foto: Diego Ronzio
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Foto: Diego Ronzio
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Foto: Diego Ronzio
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Foto: Diego Ronzio
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Foto: Federico Buscarino
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Foto: Federico Buscarino
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Foto: Federico Buscarino
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Foto: Diego Ronzio
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Foto: Diego Ronzio
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Saperi selvatici

L’Uomo Selvatico sintetizza, con la potenza suggestiva del mito, la relazione tra i temi – lo spettacolo, il formaggio, il legno – che il progetto si propone di affrontare.

Il Selvatico segnala il confine tra natura e cultura, marginalità e integrazione sociale, ingegnosità e rozzezza: uomo dei boschi (come carbonai e boscaioli), maestro nell’allevamento del bestiame e nella lavorazione del latte, personaggio di spettacolo suo malgrado (maschera di carnevali, burattini, commedie cinquecentesche), imparentato con orsi, diavoli e arlecchini.

Sintesi di un orizzonte della cultura tradizionale in cui le eredità immateriali (tecniche, naturalistiche e spettacolari) si iscrivono come lascito mitologico. condiviso dalla Valle Brembana con altre comunità dell’arco alpino. Formaggio, spettacolo e legno sono temi collegati da un dinamismo economico e di mobilità umana storicamente documentati e caratterizzati per la Valle Brembana da scambi commerciali della produzione casearia, migrazione di manodopera specializzata (boscaioli, carbonai, marangoni), nomadismo degli artisti di piazza (Zanni e burattinai).

Storia e mitologia concorrono a fondare una caratterizzazione di competenze e di abilità che nella valle hanno costruito e mantengono sede. L’indagine e la documentazione che si vuole raccogliere si propone di dare conto di che cosa permanga oggi di un patrimonio di conoscenze che ha tradizioni anche molto lontane e che tuttora viene utilizzato con modalità sia conservative che innovative. Il disegno della ricerca è settoriale e le aree della valle interessate sono quelle dove sussiste la presenza, viva e conclamata (Valtorta e Dossena per il Carnevale; San Pellegrino per i burattini; San Giovanni Bianco per la processione della Sacra Spina; Taleggio e Valtorta per il formaggio; Piazza Brembana e Lenna,  per il legno) o meno nota ma tuttavia vitale  e significativa delle attività prescelte.

Il lavoro d’indagine è stato condotto tanto da etnografi, etnomusicologi e professionisti del suono e dell’immagine, quanto da gruppi di giovani laureandi e neolaureati in diverse discipline, legati a enti culturali della valle (Ecomuseo della Valle Taleggio e  Centro studi storici della Valle Brembana), privi di specifica esperienza nella ricerca etnografica e nell’utilizzo degli strumenti di rilevazione (seguiti e coordinati dal responsabile del progetto e indirizzati con brevi stage ad hoc).

Negli intenti del progetto sviluppato della Comunità Montana oltre a quello documentario ha, infatti, spazio prioritario il coinvolgimento partecipativo  della popolazione locale e lo stimolo alla rivalutazione del proprio patrimonio culturale immateriale, con il preciso intento di ricucire, anche, un legame tra giovani, che iniziano a preoccuparsi della propria cultura, e anziani, che ritornano ad assumere un ruolo significativo in virtù delle competenze di cui sono depositari riconosciuti.

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