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AESS Archivio di Etnografia e Storia Sociale
Il pifferoImmagine è uno strumento musicale che appartiene alla famiglia degli oboi e a quella più generale degli aerofoni ad ancia doppia Immagine. Strumenti affini sono diffusi nella tradizione musicale di tutta l'area mediterranea e asiatica. Ogni strumento, in base alla zona di diffusione, presenta caratteristiche proprie: possono variare gli elementi costruttivi, le misure del corpo dello strumento e le forme della campana [+].
Il piffero dell'Appennino settentrionale è caratterizzato da una canna conica sulla quale sono presenti fori digitali.
Il repertorio tradizionale da piffero include musiche da ballo, musiche rituali e musiche di accompagnamento al canto.
Il piffero è uno strumento solista: ancora nel periodo tra le due guerre era suonato in coppia con la zampogna, nota localmente come müsa Testo Immagine, sostituita nel tempo dalla fisarmonica.

Nella terminologia organologica si intende per oboe qualsiasi strumento aerofono ad ancia doppia a canneggio conico. Gli strumenti ad ancia doppia sono presenti nella cultura popolare dell'Europa mediterranea e orientale. Sono diffusi, con proprie caratteristiche morfologiche, anche nell'Africa settentrionale e in Asia.

Appartengono alla categoria degli aerofoni gli strumenti musicali che funzionano attraverso la messa in vibrazione primaria dell'aria, direttamente indotta da una sollecitazione esterna (ad esempio la pressione del fiato del suonatore nel piffero, o di un mantice nella fisarmonica).

L'ancia doppia è un dispositivo sonoro presente in alcuni strumenti aerofoni, formato da due contrapposte lamine elastiche di canna, di legno o di metallo applicate all'imboccatura del tubo sonoro o in corrispondenza di un flusso forzato d'aria. Le vibrazioni dell'ancia doppia sono prodotte dall'alterno e reciproco movimento di avvicinamento e allontanamento delle due lamine. È adottata dall'oboe, dal fagotto e dalla maggior parte delle zampogne italiane.

In Italia, a San Marco d'Alunzio, in provincia di Messina, era in uso, prima dell'ultima guerra, uno strumento molto simile al piffero dell'Appennino settentrionale. Chiamato bifora, era costituito di un unico pezzo, di grandi dimensioni, e veniva utilizzato con i tamburi in occasioni cerimoniali.

Lo strumento musicale è costituito da parti tra loro separabili Immagine.

CannaImmagine
È il corpo dello strumento. Lunga circa trenta centimetri, con sette fori anteriori, più un ottavo foro di sfiato in basso e un foro posteriore. L'estremità superiore presenta una serie di modanature che si differenziano per ogni strumento. Sulla canna possono essere inoltre sistemati uno o più anelli metallici che svolgono diverse funzioni, decorative e di rinforzo.
Nella parte terminale della canna vi sono altri due fori, utilizzati per l'accordatura della nota più grave. L'accordatura è ottenuta mediante la rotazione di un anello metallico, detto "vera"Immagine, che innesta la canna alla campana.

CampanaImmagine
È la parte terminale dello strumento. È svasata, ed è lunga circa un terzo della canna. Presenta un forellino dove può essere inserita una piuma di galloImmagine: utilizzata per la pulizia e l'asciugatura dell'ancia, è anche un elemento decorativo.

MusottoImmagine
È costituito da un dischetto di legno tornito, detto bocchetta (o pirouette), che presenta una depressione centrale in cui è inserita l'ancia. Il disco permette l'appoggio delle labbra durante l'esecuzione. L'ancia, incorporata nella bocchetta e fissata con cera d'api, è formata da due contrapposte lamine elastiche di canna.

La bocchetta, o pirouette, è un dispositivo che permette l'uso di un piano d'appoggio per la bocca vicino alla parte vibrante dell'ancia, determinante per la prassi esecutiva in relazione al trattamento del suono.

È un elemento puramente decorativo, sagomato, generalmente costituito da una superficie sporgente, la cui sezione è composta da segmenti di retta o archi di curva.

Il piffero ha un'estensione di una nona, su una tonalità riconducibile al Sol maggiore Audio.
Le note sono normalmente ottenute con la semplice apertura successiva dei fori digitali: eventuali note più acute possono essere realizzate stringento l'ancia con la bocca. Un opportuno controllo delle tecniche di imboccatura e l'utilizzo di diteggiature adeguate contribuiscono a produrre le alterazioni necessarie per suonare in diverse tonalità.
Quattro ProvinceUno dei patrimoni più importanti e vitali in Italia settentrionale si trova nell'area conosciuta come "Quattro Province". Antico crocevia di incontri e di scambi culturali si trova ai confini di quattro differenti regioni: Emilia Romagna (Piacenza), Lombardia (Pavia), Liguria (Genova) e Piemonte (Alessandria).






Distribuzione degli oboi in EuropaNella tradizione musicale dell'area euromediterranea sono diffusi strumenti tra loro molto simili, appartenenti alla famiglia degli oboi popolari. La carta mostra le principali tipologie di strumenti e la loro area di diffusione.
I pifferai, detentori dei segreti di un'arte tramandata oralmente da generazioni, erano i leader culturali della montagna appenninica e venivano chiamati in paesi diversi a esercitare la loro professione. Questo nomadismo professionale li metteva in contatto con realtà diverse e con una molteplicità di informazioni che contribuivano a porli al di sopra della classe sociale di appartenenza e al di fuori dei ristretti limiti culturali della propria comunità.
Il mestiere di pifferaio si integrava spesso ad altre professioni e incrementava in modo cospicuo i loro redditi.
Nel rispetto di una "concorrenza" professionale, ogni pifferaio svolgeva la propria attività in un'area definita, in funzione delle principali festività del calendario agricolo, delle ricorrenze civili e religiose, quali le feste dei coscritti e i matrimoni.
Tra i suonatori di piffero alcuni spiccano come figure leggendarie, come nel caso del Draghino, considerato il primo grande pifferaio, protagonista di leggende, racconti, aneddoti e canti in tutta l'area delle Quattro Province.

Giacomo SalaImmagine
Pifferaio di Cegni (Valle Staffora, Pavia), nato nel 1873 e scomparso nel 1962. Suonatore di grande importanza per la maestria e per la capacità innovativa. Seppe infatti rinnovare il repertorio da piffero adattando motivi provenienti dalla musica moderna e introducendo l'accompagnamento in coppia con la fisarmonica. Tra i suonatori di musa che lo hanno accompagnato si ricordano: Carlo Sala "Pillo" e Carlo Musso "Pregàia" e tra i fisarmonicisti "Giòlo", Severino Tamburelli "Sivirón", Domenico Brignoli "Baciunèin" e Osvaldo Morgavi "Grisèn".

Ernesto SalaImmagine
Pifferaio di Cegni (Valle Staffora, Pavia), nato nel 1907 e scomparso nel 1989 è stato allievo di Giacomo Sala "Jacmòn". Contadino e suonatore, attivo in tutta l'area delle Quattro Province, era conosciuto per l'ampio repertorio di balli "vecchi". Apprezzato suonatore dalla grande maestria, è riconoscibile per il caratteristico timbro, per la precisione ritmica e il fraseggio decorato.
Ha suonato con i fisarmonicisti Giuseppe Dallocchio "Pinotto", Giovanni Meghella "Nani" e Dante Tagliani.

Gianfanco Brignoli
Pifferaio di Livelli (Valle Staffora, Pavia), nato nel 1947. Proveniente da una famiglia di suonatori è stato allievo di Ernesto Sala. Appartiene all'ultima generazione di musicisti che ha appreso lo strumento attraverso la trasmissione orale. Raffinato esecutore del "vecchio" repertorio, ha elaborato uno stile ricco di tutti gli elementi tipici della più alta scuola tradizionale.
Ha suonato in coppia con diversi fisarmonicisti tra i quali Dante Tagliani e Giacomo Davio "Mini". Suona un piffero detto "Cicagna" costruito dall'artigiano Nicolò Bacigalupo.

Ettore LosiniImmagine
Pifferaio di Degara di Bobbio (Valle Trebbia, Piacenza), nato nel 1951. I suoi riferimenti stilistici sono i suonatori dell'area piacentina, ma anche Giovanni Agnelli, Luigi Agnelli e Angelo Tagliani dell'area pavese. Ha uno stile esecutivo ricco e brillante. Suonatore tra i più attivi sul territorio, utilizza un piffero da lui stesso realizzato.
Ha suonato con molti fisarmonicisti tra i quali Dante Tagliani, Franco Guglielmetti, Silvio Tagliani "Silva".

Stefano VallaImmagine
Pifferaio di Cegni (Valle Staffora, Pavia), nato nel 1962. Allievo di Andrea Domenichetti "Taramla", Ernesto Sala e Gianfranco Brignoli "Barbètta". Dalla fine degli anni Ottanta si dedica alla valorizzazione delle tradizioni locali come animatore di numerose feste sul territorio ed è promotore della didattica dello strumento musicale. Tra i suoi allievi figurano la maggior parte dei giovani pifferai attivi nell'area.
Suona un piffero detto "Cicagna" costruito dall'artigiano Nicolò Bacigalupo, oppure un modello realizzato dall'artigiano Claude Romero di Tolosa, "ricostruita" copia dei famosi "Cicagna".

Roberto FerrariImmagine
Pifferaio di Menconico (Valle Staffora, Pavia), nato nel 1965. E' uno dei protagonisti del rinnovato interesse per i suoni della tradizione. Il suo riferimento stilistico è il pifferaio Ernesto Sala. All'attività di suonatore unisce la passione per gli aspetti tecnici della costruzione artigianale dello strumento.
Suona un piffero costruito dall'artigiano Claude Romero di Tolosa, copia di un "Cicagna".

Fabrizio FerrariImmagine
Suonatore di piffero di Canova (Valle Staffora, Pavia), nato nel 1973.
Ha iniziato giovanissimo. Il suo riferimento stilistico è il pifferaio Ernesto Sala. Ha suonato con molti fisarmonicisti anziani: Giacinto Callegari "Cinto" e Primo Callegari, Giacomo Davio "Mini", Silvio Tagliani "Silva".
Utilizza un piffero costruito da Ettore Losini.

Marco DomenichettiImmagine
Pifferaio di Negruzzo (Valle Staffora, Pavia), nato nel 1975. Allievo di Stefano Valla, suona dal 1990 in numerose feste sul territorio. Studia flauto barocco e musica antica e ha elaborato, per la musica da piffero, una tecnica raffinata e personale. Suona in coppia con il fisarmonicista Cesare Campanini e utilizza un piffero costruito dall'artigiano Claude Romero di Tolosa, copia di un "Cicagna".

Stefano BuscagliaImmagine
Pifferaio di Cegni (Valle Staffora, Pavia), nato nel 1985. Allievo di Stefano Valla dal 2000, suona in coppia con Fabio Paveto, con il quale ha già suonato in numerose feste.

In passato, nella zona delle Quattro Province, i pifferi venivano fabbricati da diversi tornitori. Si ricordano come luoghi di produzione Cantalupo Ligure, un paese in provincia di Alessandria, Ozzola di Marsaglia, in provincia di Piacenza, Cicagna, nei pressi di Chiavari.
A Cicagna, l'artigiano Nicolò Bacigalupo, detto "Grisu" ("Grigio") aveva raggiunto in assoluto, secondo il concorde parere dei suonatori, la qualità migliore. I pifferi qui realizzati, i "Cicagna" (così venivano denominati i pifferi costruiti dal "Grisu"), con la loro canna in ebano e l'ampia campana in bosso, erano molto apprezzati per la loro caratteristica sonorità e intonazione.
Tra i costruttori ancora oggi attivi Ettore Losini (detto "Bani") di Piacenza è considerato abile e fedele continuatore della tradizione artigiana.

Nicolò Bacigalupo
Celebre costruttore di Cicagna (Val Fontanabuona, Genova) nato nella seconda metà dell'Ottocento e scomparso nel 1937. Visse in Perù per circa vent'anni e poi rientrò a Cicagna. Dedito alla costruzione e riparazione di legni da banda e all'attività di suonatore nella banda locale, divenne il riferimento dei suonatori di piffero più importanti. Contribuì probabilmente a fissare le forme e le misure standard dello strumento musicale. Dopo la sua morte, il laboratorio venne conservato integro dai familiari, compresi alcuni pezzi ancora in fase di lavorazione Immagine.
Questi materiali sono oggi raccolti presso il museo allestito da Ettore Guatelli a Ozzano Taro. [+]

Ettore LosiniImmagine
Pifferaio e artigiano costruttore di Degara di Bobbio (Valle Trebbia, Piacenza), nato nel 1951. All'importante attività di suonatore ha affiancato quella di costruttore, realizzando molti dei pifferi, soprattutto in ebano, utilizzati negli ultimi anni e contribuendo decisamente al recupero della tradizione.
Ha sviluppato la tecnica costruttiva riferendosi alla tradizione artigiana di Cicagna.

Claude RomeroImmagine
Esperto costruttore di strumenti musicali di Tolosa (Francia), ha iniziato l'attività negli anni Sessanta, realizzando alcuni strumenti della tradizione francese. Si è specializzato nella costruzione di pifferi dal 1994, a partire dai modelli di Nicolò Bacigalupo e realizzando raffinate copie della migliore tradizione artigiana.

Il Museo Guatelli è allestito nella casa colonica di Ozzano Taro, in provincia di Parma, nel luogo in cui il raccoglitore Ettore Guatelli (1921-2000) è nato e ha vissuto per tutta la vita. La raccolta museale, costituita da oltre sessantamila pezzi, comprende oggetti della cultura materiale, del piccolo antiquariato e della produzione industriale. L'allestimento è assolutamente originale e occupa tutti gli ambienti dell'edificio.

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Vera
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